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Un Prodi combattivo ed entusiasta rivede la comunità italiana in Brasile

Incontri e re-incontri

Vent’anni fa, da giovane presidente degli studenti dell’Azione Cattolica Italiana, avevo avuto l’opportunitá di conoscere personalmente il nostro presidente del Consiglio Romano Prodi; eravamo stati a tavola insieme, la prima volta a Roma, la seconda a Bologna, la sua città, e – da bravi italiani – avevamo discusso davanti ad un buon piatto di pasta e una bottiglia di vino rosso sul futurodei giovani nel nostro Paese.

Incontri e re-incontri Prodi era in quel periodo il Presidente dell’IRI, la società àpubblica che amministrava le aziende statali e parastatali italiane; aveva a cuore la modernizzazione del ‘Sistema Italia’ e vedeva nell’internazionalizzazione sempre più spinta dell’economia e dei mercati una grande sfida per il nostro Paese e soprattuttoper le giovani generazioni.

Non so se allora il Professor Prodi immaginava che più di diecianni dopo sarebbe diventato il presidente dell’Unione Europeae, più avanti, il capo del Governo Italiano.

Ancora meno io, studente universitario neo-laureato in Sociologia Economica all’Università “La Sapienza” di Roma, avrei potutoimmaginare il mio destino che dopo qualche anno mi avrebbe condotto qui in Brasile.

Ma la vita è cosí, fatta di incontri e re-incontri; lo sanno molto bene i milioni di italo-brasiliani,figli anche loro di un destino imprevedibile e non pianificato, che tanti anni fa portò su una terra pressocché sconosciutai loro antenati.

Ho ritrovato cosí un Prodi combattivo ed entusiasta, ‘gasato’ dal re-incontro, anche questo, con una comunitá italiana che aveva conosciuto nove anni fa quando per la prima volta gli fu affidato l’incarico di presidente del Consiglio.

L’ho avvicinato di nuovo e, dopo l’iniziale sorpresa – ma che ci fai qui in Brasile, non eri a Roma?– abbiamo ripreso il discorso che si era interrotto in Italia con il dessert prediletto dal professore:ricotta fresca e miele silvestre.

Ho raccontato al presidente del lavoro che, con fatica e abnegazione, i patronati stanno svolgendo qui in Brasile per supplire – anche – alle note carenze consolari; mi è sembrato sinceramentesorpreso per la moledel lavoro già sviluppato e per lacapillarità della rete che i patronati hanno creato sul territorio; in questo senso mi ha confermatol’interesse e la disponibilità  el Governo a stipulare la convenzione tra Patronati e Ministerodegli Affari Esteri, oggetto inqueste settimane di incontri trale istituzioni interessate.

Parlando di previdenza e assistenza, Prodi ha anche voluto qualche ‘numero’ relativo agli italiani “indigenti” oggi residenti in Brasile, che da anni aspettano risposte chiare e dignitose in materia di sostegno economico e assistenza sanitaria; gli ho fornitoqualche dato, confermando comunque al capo del Governo  he Comites, Cgie, patronati e gli stessi consolati sono giá in possessodi liste aggiornate e credibili.

Ho infine consegnato al presidente una mia lettera a Sergio Romano, ex ambasciatore e ‘prestigioso’editorialista del “Corriere della Sera”, autore dell’editoriale diapertura del quotidiano milanese proprio il giorno dell’arrivo di Prodi in Brasile. Un editoriale che la dice lunga su un atteggiamento diffuso in tanta classe politica e intellettualeitaliana: una diffidenza antica, quasi un rigetto, di quello che ha rappresentato e rappresenta la “emigrazione” italiana nel mondo;un’emigrazione che, solo in Brasile, può essere valutata in 31 milioni di italo-discendenti [dati Caritas-FondazioneMigrantes 2006].

L’invito del (Sergio) Romano-giornalista al Romano (Prodi)-presidente era quello di “non perdere tempo con la retorica dell’emigrazione” e di “dedicarsirapidamente agli affari”.

Nella mia lettera, dura nella sostanza ma educata nella forma, non contestavo la priorità delle questioni economico-commerciali nell’agenda del capo del Governo italiano, quanto il fatto che – ancoraoggi e nonostante la presenza in Parlamento di un senatore che è anche il presidente della Camera di Commercio italo-brasiliana – ci possa essere ancora qualcuno capace di misconoscere l’enorme potenziale costituito dalla presenzaall’estero di una grandissima comunitádi origine italiana.

Prodi ha preso in mano la lettera, l’ha letta, da bravo Professore, e invece di bacchettarmi le dita mi ha fatto uno dei suoi larghi sorrisi, con una eloquenza che andavaal di là delle poche frasi di condivisioneche ha subito aggiunto.

Il giorno dopo quel sorriso e, principalmente, quella condivisioneerano parte integrante del protocollo di intenti firmato dal presidente Prodi e dal presidente Lula a nome dei rispettivi governi che – in apertura – evidenziava come “la presenza di oltre 25 milionidi discendenti italiani” costituiscaun formidabile elemento di consolidamento e sviluppo delle relazioni tra i due Paesi.

Un piccolo successo per chi, e non siamo pochi, crede fermamente all’inestimabile valore dellerelazioni umane nei rapporti tra i popoli, anche quando queste diventanoelemento di integrazioneeconomica oltre che sociale.