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Quando il volontariato e la cooperazione sono la nostra vera bandiera

Porto Velho, Italia…

Se c’è una cosa della quale gli italiani possono essere orgogliosi, e non per motivi di carattere più o meno retorico (la migliore pizza,il più grande museo a cielo aperto…),questa è la “generosità”.

Sí, l’altruismo, la bontà d’animo, la solidarietà con chi soffre ed è meno fortunato di noi: tutti valori semplici ma chiari, tangibilie non aleatori.

Tutti gli indicatori normalmente utilizzati per “misurare” il livello di generosità, ossia la quantità di tempo – oltre che di denaro – destinata dagli italiani ad attività di volontariato ed a qualche titolo legati ad esperienzedi solidarietà, mettono l’Italia in testa all’ideale classifica dei“buoni del mondo”. È un dato consolidato la crescita esponenziale del fenomeno del volontariato in questi ultimianni in Italia, come anche l’espansione della rete del terzo settore italiano anche all’estero.

Tutti fenomeni e comportamenti che ben conosciamo, noi, italiani in Sudamerica.

Ne ho avuto una riprova proprio in questi giorni, recandomi (non era la prima volta) a Porto Velho, una delle meno note capitali di uno degli Stati della RepubblicaFederale del Brasile, la Rondonia.

È proprio qui, a Porto Velho, in piena foresta amazzonica, in una delle città più povere e violentedel Brasile, che il fenomeno della solidarietà italiana all’estero si presenta e si esprime in una maniera bella e prorompente.

Forse proprio la distanza dall’Italia, 18 mila chilometri (!), rende ancora più nitida ed evidente questa esperienza, anziqueste esperienze.

Sì, perché si tratta di esperienze al plurale, ed è difficile dare a qualcuno questo ideale“Oscar” delle buone azioni.

È a Porto Velho che vivono alcuni eroi, troppo volte dimenticatima senza dubbio emblematici: parlo di Padre Marcello Bertolusso, il salesiano che da solo coordina una gigantesca strutturadi solidarietà, fatta di officine di falegnameria, artigianato, confezioni e computer, tanti computer ottenuti (udite, udite…)anche dal plurimilionario Bill Gates e dalla sua fondazione; solo la forza, la tenacia e la credibilità di Padre Marcello potevano arrivare a tanto, e oggi l’ISMA (Istituto Salesiano Missionario) di Porto Velho è la maggiore struttura di sostegno a favoredegli adolescenti “a rischio”di quella città.

E’ sempre a Porto Velho che esiste dal 1992 l’esperienza di “Casa Rosetta”, l’associazionefondata in Sicilia negli anni ’80 da Padre Vincenzo Sorce, specializzatain interventi nelle aree diestremo disagio sociale.

Oggi i giovani eroi di “Casa Rosetta” gestiscono un grande centro di recupero per tossicodipendenti (una mini-fazenda a 30 Km dal centro della capitale, dove i giovani imparano anche un mestiere in un ambiente che li tiene lontani dal vizio ma anche vicini ad una natura di per sésuggestiva e terapeutica…). Ma non solo: di “Casa Rosetta” è anche la “Casa Paolo VI”, un Centro di Riabilitazione Neuropsicomotoriache si occupa di handicappati gravi e di solito abbandonati dalle stesse famiglie ai marginidella strada: un altro ‘miracolo’dell’amore italiano in Rondonia.

Di Padre Enzo Mangano ho già parlato in questa colonna.

Lui dell’eroe ha anche le sembianze: forte e barbuto, questo Garibaldi siciliano, ‘eroe dei due mondi’ della solidarietà, da 17 anni a Porto Velho, sembra un motorepermanentemente in azione.

Dopo aver fondato la Parrocchia “São Tiago”, riferimento certo per quasi centomila abitantidella poverissima ‘periferia est’ della città, non si è fermato un attimo: l’asilo per i bambini poveri,la mensa per i giovani, la prima casa-famiglia.

Addirittura un “Museo Internazionale del Presepe”, che con oltre mille pezzi provenienti da tutto il mondo rappresenta un esempio unico in tutto il Sudamerica.

E, più recentemente, la “Scuola professionale di Ceramica São Tiago Maior”, nuovo ponte tra Porto Velho e Caltagirone, la città natale del missionario famosa da secoli per la millenariacultura artistica della ceramica.

Piccoli esempi di una solidarietà concreta, visibile, lontana dai riflettori di Rio de Janeiro o San Paolo, e forse proprio per questo ancora più meritevoli di un riconoscimento pubblico daparte di tutti noi.

È questa l’Italia della quale vado orgoglioso, è questa la Sicilia chemi riempie il  cuore di gioia.