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Il risveglio degli italici

IL RISVEGLIO DEGLI ITALICI

Con la pubblicazione in portoghese del Manifesto di Piero Bassetti arriva anche in Brasile il movimento degli “Italici”

Oltre duecento milioni di persone,
tra italiani, italo-discendenti,
italofoni e italofili: un vero
e proprio Commonwealth verde,
bianco e rosso

“Despertemos Itàlicos !”: è questo il titolo in portoghese del libro-manifesto di Piero Bassetti, pubblicato oggi in Brasile dopo il successo dell’edizione italiana e le successive pubblicazioni in inglese e spagnolo.  Dobbiamo all’intuizione dell’avvocato Giacomo Guarnera e alla lungimiranza della casa editrice “Comunità Italiana” di Pietro Petraglia la realizzazione di questo progetto.   Personalmente sono felice per aver dato il mio piccolo contributo allo “sbarco” in Brasile degli ITALICI, dando così seguito a quanto promesso allo stesso Bassetti il 23 febbraio del 2015, quando ricevetti dalle sue mani una delle prime copie di “Svegliamoci Italici !”.

Ma chi sono gli italici e perché questo ‘manifesto’ rappresenta per noi un progetto tanto importante e ambizioso ?

Secondo Piero Bassetti, che in passato è stato il primo Presidente della Regione Lombardia e anche il Presidente delle Camere di Commercio italiane nel mondo, “la presenza italica nel mondo è il risultato di tutti i fenomeni migratorie delle mobilità che hanno caratterizzato la nostra storia”, “un calcolo che, includendo anche gli altri italofoni, diversi dagli italiani e dagli oriundi, porta vicino ai duecento milioni.”

Un vero e proprio universo, probabilmente mai valorizzato pienamente in tutte le sue molteplici dimensioni, da quella culturale alla commerciale, passando per quelle di carattere sociale e politico.

Una world-community che ha fatto dell’ibridazione, ossia della sua immersione nella storia e nella cultura di Paesi e nazioni diverse, il suo tratto distintivo; un popolo italico che va oltre la stanca antinomia tra ‘ius soli’ e ‘ius sanguinis’, superando i rigidi confini e i vecchi concetti di cittadinanza e di nazionalità e prospettando una nuova società fondata su “identità plurime” e “pluri-appartenenze”.

E’ a questa nuova comunità che Bassetti vuole, sono parole sue, “suonare la sveglia”, invitandoli “a divenire coscienti delle loro potenzialità e favorire l’aggregazione di una comunità globale, fondata sulla condivisione di valori, interessi e competenze”.

Un appello che ha senza dubbio anche un evidente risvolto di tipo politico, nel senso più nobile e quindi più ampio di questo termine.   L’italicità può infatti essere la base per una nuova soggettività della politica, soprattutto quella degli italiani nel mondo.   All’Italia di oggi, ripiegata in sé stessa, economicamente e demograficamente, l’italicità può rispondere positivamente con la costruzione di una nuova classe dirigente in grado di indicare una nuova progettualità e di risvegliare i concetti di universalismo insiti nella storia del nostro Paese, dall’impero romano alla diffusione della cattolicità.   Senza superbia né trionfalismo, semmai con la consapevolezza che una nuova mobilità italiana nel mondo può essere all’origine di quel ringiovanimento culturale e caratteriale del quale l’Italia di oggi ha bisogno come il pane.

Non è un caso se è proprio in Sudamerica che il manifesto italico stia dando i suoi frutti più promettenti: ne sono la prova la costituzione della prima camera di commercio “italica” in Venezuela, l’istituzione della “Cattedra italica” presso l’Università di Mar del Plata in Argentina e la nascita a San Paolo del circolo degli italici del Brasile, già impegnato nella promozione delle sue prime iniziative, a partire dalla presentazione dell’edizione in portoghese del “manifesto”.

Un progetto avvincente, che interpella direttamente ognuno di noi e che ci riserverà per il prossimo futuro tante sorprese, tante quanti sono gli ‘italici’ del Brasile.

 

Fonte: Revista Comunità Italiana – Ano XXV – Nº 250

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