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Il grido di Greta

IL GRIDO DI GRETA

In tutto il mondo l’appello di una ragazza svedese mobilita i giovani a difesa dell’ambiente

L’uscita degli Stati Uniti
dall’accordo di Parigi ha dato
un grave colpo alla riduzione
dei gas tossici nel pianeta

Ci voleva una ragazza di sedici anni per accendere i riflettori del pianeta sulla grande emergenza del nuovo millennio: il riscaldamento globale che minaccia il futuro della nostra Terra e delle generazioni che verranno.

Dalla Svezia l’appello di Greta Thunberg ha contagiato così tutto il mondo: in 1.300 città di 98 diverse nazioni i giovani sono scesi in piazza per gridare ai “grandi” (nella duplice accezione di ‘adulti’ e ‘potenti’) il loro appello per la riduzione delle emissioni di gas serra e il raffreddamento dell’atmosfera.

Un impegno che nel 2015 fu alla base del cosiddetto “Accordo di Parigi”, il vertice sul clima al quale parteciparono tutti i più grandi Paesi del mondo.   Un impegno assunto, tra gli altri, dal Presidente Barak Obama a nome della più grande (e inquinante !) potenza del mondo, gli Stati Uniti.   Peccato che il suo successore, Donald Trump, rese inutile questa scelta storica ritirando la firma degli USA da quell’accordo con la conseguenza di indebolirne in maniera significativa i suoi effetti globali.

Eppure gli Stati Uniti, e come loro tutti gli angoli della terra, sono sistematicamente vittima di disastri ambientali spesso causati dalle pesantissime mutazioni del clima, a partire da tifoni e uragani.

Disastri ambientali che negli ultimi anni non hanno risparmiato l’Italia e il Brasile, sia quando le cause erano naturali che quando i danni sono stati provocati dall’incuria dell’uomo.

La tragedia di Brumadinho, con le sue centinaia di morti e dispersi, è ancora davanti ai nostri occhi e ci ricorda ogni giorno quanto sia criminale il mancato rispetto dell’ambiente e delle regole che dovrebbero essere alla base dell’intervento dell’uomo sui beni naturali.

Lo scorso inverno, nelle alpi italiane, ben quattordici milioni di alberi (!) sono stati sradicati dalla forza del vento e dalla tempesta che con una violenza mai vista si sono abbattute sulle dolomiti, forse le montagne più belle e suggestive del mondo.

Di fronte ad eventi eccezionali come questi nessuno di noi può e deve sentirsi innocente; la responsabilità ambientale è infatti di tutti e non solo dei potenti; sono anche i piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza tra un mondo nemico della natura e un pianeta amico dell’ambiente.   La fanciullesca ostinazione della piccola Greta ci dice proprio questo; ci indica una verità che tutti abbiamo sotto i nostri occhi ma spesso facciamo finta di non vedere.   La generazione di Greta è forse l’unica in grado di fare ancora qualcosa per salvare la terra da un processo irreversibile di distruzione.   Milioni di  “millennials” (i giovani nati all’inizio del nuovo millennio) ci hanno detto, scendendo in piazza in quasi cento Paesi di tutti i continenti, che le prossime generazioni rischiano di non conoscere più il pianeta così come lo abbiamo conosciuto noi e i nostri antenati.   Si tratta di una responsabilità che dovrebbe fare tremare le vene ai polsi di qualsiasi uomo, innanzitutto di quei governanti che hanno in mano le sorti dei nostri Paesi.

Non si tratta di una “fake news” o di un “complotto di scienziati marxisti”, come lasciò intendere proprio Trump qualche tempo fa in una sua polemica intervista.  Al contrario, siamo di fronte ad una sfida epocale per noi e per i nostri figli.   Una sfida che vogliamo, anzi dobbiamo, vincere insieme !

 

Fonte: Revista Comunità Italiana – Ano XXV – Nº 249

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